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Intervista a FABIO CIVITELLI nel JORNAL DE NOTÍCIAS (Portogallo)
Clean
August 20, 2007 07:09 AM PDT
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Intervista condotta da Pedro Cleto, con la collaborazione di Gianni Petino e Júlio Schneider per le traduzioni e revisione.

Che posto ha avuto il fumetto - soprattutto il "Bonelli" nella tua infanzia?
Fabio Civitelli: Già nei primi anni sessanta, ero un bambino di sette otto anni, mi ero appassionato ai fumetti, la cui lettura rappresentava a quei tempi uno dei miei passatempi preferiti: incredibilmente quello che più mi appassionava era proprio Tex, al quale affiancavo Capitan Miki e Blek Macigno, entrambi della EsseGesse. Questi ultimi crescendo li abbandonai, giudicandoli troppo infantili, mentre Tex ho continuato a leggerlo fino ad oggi!

Hai avuto una formazione artistica? Di che tipo?
Fabio Civitelli: Non ho avuto nessun tipo di formazione scolastica specifica: ho frequentato il Liceo Scientifico di Arezzo, continuando però a coltivare quotidianamente la mia passione per il disegno. Il mio sogno è sempre stato diventare un disegnatore professionista.

Come sei arrivato a diventare disegnatore di fumetti? Per vocazione o per caso?
Fabio Civitelli: Negli anni settanta cominciarono a uscire molte riviste di fumetto d’autore che leggevo avidamente cercando di assimilare le nuove tendenze del fumetto: grazie ad una di queste entrai in contatto con Graziano Origa che gestiva un noto studio a Milano. È stato Origa il mio primo, vero maestro e grazie a lui già all’età di diciannove anni ho potuto cominciare a lavorare, soprattutto nel settore dei fumetti tascabili, erotici e horror. Eravamo nel 1974 e soltanto dopo cinque anni sono riuscito ad entrare alla Bonelli, con la quale è iniziata una bellissima collaborazione che prosegue felicemente tuttora.

Il fumetto della SBE è sempre stato il tuo obiettivo oppure avresti preferito fare il cosiddetto "fumetto d'autore" come Pratt, Battaglia, Toppi, Manara?
Fabio Civitelli: Come ho detto, ho seguito molto il “fumetto d’autore”, ma realisticamente mi sono sempre considerato un autore “popolare”. Fortunatamente, negli anni, questa distinzione è venuta a cadere, e io ne sono molto contento, perché anch’io per quanto possibile ho cercato sempre di portare la voglia di sperimentare e innovare nel fumetto popolare, che pure ha esigenze maggiori riguardo alla produttività e alla puntualità della consegne.

Secondo te quelli della Bonelli sono una forma "minore" del fumetto?
Fabio Civitelli: Oggi la Casa Editrice annovera tra le sue fila talmente tanti talenti creativi da produrre fumetti di qualità straordinaria, e di generi così diversi da accontentare un po’ tutti i gusti dei lettori di oggi.

Sempre secondo te sono in molti a considerarli così?
Fabio Civitelli: Come precisa scelta editoriale, la Bonelli si è sempre preoccupata di offrire un prodotto di qualità ad un pubblico il più vasto possibile, raggiungibile soltanto con la distribuzione nelle edicole, mentre il fumetto diciamo “sperimentale” vive nel mercato delle fumetterie e conta poche migliaia di lettori. Comunque sono sempre di meno quelli che considerano la nostra produzione “minore”: fortunatamente oggi si guarda molto alla sostanza delle storie che leggiamo, e il livello degli albi Bonelli è sempre molto alto, oltretutto con un costo assolutamente competitivo.

Il personaggio di Tex è stata una tua scelta personale o ti è stato imposto?
Fabio Civitelli: Il mio ingresso nello staff di Tex è stato deciso da Sergio Bonelli in persona e all’inizio mi sentii un po’ intimorito dall’impegno che questo comportava, anche considerando il fatto che non avevo mai disegnato fumetti western. Ma Tex è un personaggio che ho sempre amato come lettore e piano piano, acquistando sicurezza e conoscenza del west, mi sono talmente appassionato che non ho per adesso intenzione di lavorare a nient’altro.

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